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Sommario breve

ENERGY EMERGENCY

 

QUALI OPPORTUNITA’ PER LO STUDIO DI FONTI ENERGETICHE ALTERNATIVE

 

UN CONTRIBUTO INDIPENDENTE PER

 

“PACE SICUREZZA ENERGIA AMBIENTE “

 

1. CONTESTO INTERNAZIONALE

È convinzione unanime che la situazione energetica mondiale sia ormai giunta ad un punto drammatico, sia per ragioni ambientali, economiche e di certezza di approvvigionamento delle fonti che per gli effetti indesiderati che ne possono derivare sulla sicurezza e la pace tra i popoli.

I costi sempre più elevati e le crescenti difficoltà di reperimento dei combustibili fossili, la cui incidenza sulla produzione di energia primaria è molto elevata (l’82% nel mondo e addirittura l’88% in Italia), unitamente alle difficoltà incontrate dalle energie rinnovabili a costituire una vera alternativa a tali combustibili, stanno spingendo l’opinione pubblica e vari governi a prendere concretamente in considerazione l’ipotesi di un ritorno al nucleare ed un sempre maggiore ricorso al carbone.

Dal discorso di inizio anno sullo Stato dell’Unione del Presidente G.W. Bush, benché notoriamente vicino ai petrolieri, si ricava che questa sarà con ogni probabilità la strada del futuro per ridurre di ben il 75% entro il 2025 la loro dipendenza dagli idrocarburi: lo stanziamento di finanziamenti pubblici agevolati e la richiesta fatta da tre consorzi americani per la costruzione di 15 nuovi impianti nucleari negli Stati Uniti indicano che l’ipotesi è più che realistica.

Anche il Regno Unito ha appena presentato alla camera dei comuni un nuovo programma energetico basato su tre punti: rilancio del nucleare però “pulito”, taglio dei consumi, utilizzo delle risorse alternative. Blair, sulla base del rapporto Stern, parla di imminente catastrofe ambientale se non si ferma l’immissione di CO2 in atmosfera entro i prossimi 10-15 anni.

Intanto nei Paesi asiatici emergenti si stanno costruendo 24 nuovi impianti nucleari e viene inaugurata una centrale a carbone quasi ogni settimana. Anche l’Italia, attraverso l’ENEL, è rientrata nel business nucleare: la società elettrica ha infatti recentemente acquisito sei impianti di questo tipo in Slovacchia e stipulato un accordo di sviluppo con i francesi dell’EdF del nuovo reattore EPR.

 

E’ finita l’epoca del petrolio a buon mercato (la media annuale del barile sta superando i 75 $/bbl) ed è ormai certo che sia prossimo, o addirittura sia già stato raggiunto, il temutissimo “peak oil”, ovvero il momento in cui le riserve petrolifere eguagliano quelle già sfruttate e la cui estrazione diventa sempre più difficile.

Sembra il momento giusto per nuovi investitori che stimolino i governi a cambiare pagina e passare ad una nuova economia senza petrolio, con consapevolezza e nel pieno rispetto dell’ambiente.

E’ necessario pensare oggi al problema energetico con spirito innovativo e programmare per tempo le scelte per affrontare la crisi energetica che da già da anni ormai segnali forti.

E’ necessario in Italia un Piano energetico in linea con le scelte dei paesi più avanzati attuabile senza soluzione di continuità, proprio come avviene in questi paesi, anche in caso di cambi nella guida politica.

 

2. LE FONTI ENERGETICHE PER L’ERA SENZA PETROLIO

Ridurre la dipendenza dal petrolio sarebbe semplice se si disponesse in quantità di fonti alternative di energia pulita, rinnovabile, economica, diffusa e soprattutto “domestica”; ma ad oggi, però, malgrado gli sforzi che si stanno facendo, nessuna fonte energetica ha tutti insieme questi requisiti. Le fonti rinnovabili (eolico, solare, biomasse...), unitamente al risparmio energetico ottenibile dal miglioramento dell’efficienza dei sistemi, sono senza dubbio da incentivare ma non potranno essere alternative agli idrocarburi, cioè sostituirli per quote rilevanti, anche nelle ipotesi più ottimistiche, perché insufficienti e/o costose; ed è per questo che nessuno dei Paesi avanzati ha puntato sulla produzione da tali fonti, se non per quote integrative alla produzione da combustibili fossili.

Se, per ipotesi, si aumentasse significativamente la quota di utilizzo del carbone, un combustibile diffuso, relativamente economico e disponibile in grosse quantità, aumenterebbero le emissioni di gas serra e ciò renderebbe impossibile per Paesi come l’Italia, che hanno aderito al Protocollo di Kyoto, il raggiungimento degli obiettivi ivi fissati. Inoltre, essendo tale fonte molto più inquinante del petrolio e del gas, si accelererebbero fortemente i già gravi processi in atto di deterioramento del clima del nostro pianeta.

Anche un eccessivo ricorso al gas, cui vanno riconosciuti i vantaggi relativi per l’ambiente e l’elevata rapidità di ritorno degli investimenti in un mercato privatizzato, porrebbe a Paesi come il nostro, che importano tale fonte ed alla quale ricorrono già pesantemente (produciamo con il gas il 34% dell’energia elettrica necessaria contro il 15% del mondo), problemi analoghi all’utilizzo del petrolio per l’impossibilità di governarne il prezzo!

Ripensare, infine, ad un ritorno al nucleare basato sull’attuale tecnologia è anch’essa un’ipotesi da scartare con decisione. Infatti, nonostante gli sforzi fatti a livello mondiale per migliorare la sicurezza degli impianti nucleari da fissione, essi rappresentano oggi più che mai una forte minaccia per le popolazioni, sia per l’impossibilità di difenderli da attacchi terroristici come quelli dell’11/9 alle Torri Gemelle, sia per le problematiche di rilievo ancora insolute in merito alla gestione dei rifiuti radioattivi ed alla possibilità di decommissionarli effettivamente a fine vita (qui il caso italiano è uno degli esempi per cui il nostro paese è tristemente noto nel mondo).

 

3. QUALI INNOVAZIONI E’ POSSIBILE SVILUPPARE, QUALI TECNOLOGIE E’ POSSIBILE UTILIZZARE?

Proprio in risposta a tale domanda viene qui presentata una proposta basata su studi più che decennali della situazione energetica nazionale ed internazionale, delle tecnologie disponibili, delle fonti di produzione e degli effetti conseguentemente indotti su salute e ambiente.

Le idee progettuali di seguito indicate, utilizzanti tecnologie già ampiamente disponibili e collaudate in campo minerario e del petrolio, e protette da brevetti italiani, sembrano le uniche opportunità oggi presenti nel panorama internazionale capaci di dare, se avvalorate da adeguati studi di fattibilità tecnico economici nel breve periodo, una risposta concreta ai problemi condivisi a livello mondiale.

Tali progetti, predisposti dagli Autori della presente nota con i precisi obiettivi del massimo rispetto dell’ambiente, della sicurezza delle popolazioni e della pace tra le nazioni, fornirebbero all’Italia l’opportunità di produrre in autonomia i quantitativi di energia necessari a far ripartire il sistema produttivo secondo le previsioni di domanda attese sul medio e lungo periodo per i Paesi ad economia sviluppata. Si tratta di due progetti geotermici di seconda generazione e di un progetto nucleare rivoluzionario, privo di rischi e pienamente accettabile:

1) “DS:HDR” e “DG:MRE”, formulati rispettivamente per estrarre energia geotermica dalle immense masse di rocce calde secche del sottosuolo e da serbatoi geotermici freatomagmatici profondi ad attività recente;

2) “SUSE-NPP” formulato per rendere l’attuale nucleare da fissione finalmente pulito, economicamente competitivo, certamente decommissionabile e supersicuro (anche e soprattutto nei riguardi di eventuali attacchi terroristici).

In particolare con i progetti geotermici indicati in 1), che possono fornire grosse potenze ed essere realizzati senza problemi in prossimità delle grandi agglomerati urbani, si avrebbe anche la possibilità di fornire acqua calda ai centri residenziali, rendere ancora più sicura l’utenza civile, con forniture dirette di energia elettrica in sostituzione del gas domestico per riscaldamento, ed abbattere in ultima analisi sia l’inquinamento elettromagnetico che quello dell’aria nelle nostre città.

Date le intrinseche caratteristiche dei tre progetti in questione (v. per informazioni di dettaglio il sito www.alternativenergy.it), essi consentirebbero di fornire, con continuità e stabilità del prezzo, gli enormi quantitativi di energia pulita per l’ambiente, nonché domestica, necessaria per sostituire quote rilevanti di quella prodotta da centrali termiche a combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) secondo gli scenari di seguito riportati per la situazione italiana.

Scenari di produzione di energia elettrica desiderabili per il nostro Paese

 

 

 

 

4. OPPORTUNITA’ DI INNOVARE E PREPARARE IL BUSINESS DEL FUTURO.

I nuovi progetti denominati DS:HDR, ovvero la produzione di energia con lo sfruttamento delle rocce calde secche, DG:MRE, ovvero lo sfruttamento dei serbatoi freatomagmatici ed il SUSE-NPP, per un nucleare da fissione supersicuro ed auto-decommissionabile, offrono l’opportunità di investire in innovazione e ricerca tecnologica nel business del futuro, mantenendo una strategia per garantire gli approvvigionamenti, azzerare i rischi all’ambiente ed alla salute delle popolazioni, riportare urgentemente il costo dell’energia ad un livello di governabilità e ridurre le tensioni tra Stati consumatori e Stati produttori.

 

Gli investimenti necessari sono di alcune decine di milioni di euro che potrebbero essere erogati dai ministeri interessati (Ricerca Scientifica, Ambiente, Economia, Sviluppo Economico,...) o, semplicemente, da società come ENEL che in questo momento sta investendo somme rilevanti nel campo del nucleare convenzionale all’estero (Slovacchia, Romania...). Tali investimenti consentirebbero di ottenere, nel giro di tre anni, in tempo cioè perché l’attuale governo possa considerarli nel proprio piano energetico, gli studi di fattibilità tecnico-economica degli impianti esaminati.

 

Il ritorno contestuale di tali investimenti è la produzione di un elevato numero di altri brevetti. A studi effettuati, se solo uno di questi progetti risulterà interessante si potrà pensare veramente di essere gli innovatori della soluzione della crisi energetica italiana se non addirittura mondiale.

 

Intanto Branson, il proprietario della Virgin, ha deciso di erogare alla Clinton Global Iniziative 3 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni per lo sviluppo di fonti alternative….

 

 

 

 

Roma 6.11.2006

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