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L'emergenza energetica mondiale

È opinione pressoché unanime che il mondo sia ormai alla soglia di una crisi energetica di portata planetaria e che tale problema vada affrontato e risolto il più rapidamente possibile.

Per ragioni diverse (economiche, ambientali o per evitare minacce alla pace mondiale) si ritiene necessario ridurre l’attuale eccessiva dipendenza dal petrolio e dai combustibili fossili in generale (gas e carbone compresi).

Ci sono opinioni differenti sulla soluzione da adottare per ridurre tale dipendenza; ne vengono qui riportate tre di segno diverso, la prima è del prof. Carlo Bernardini, fisico dell’Università La Sapienza di Roma, favorevole al nucleare da fissione come transizione al futuro nucleare da fusione, la seconda è di Greenpeace che vede nel solare, nell’eolico e nel miglioramento dell’efficienza energetica la soluzione del problema, l’ultima è dei noti ambientalisti James LOVELOCK, Stewart BRAND e Patrick Moore che, in controtendenza rispetto ai movimenti verdi, sostengono che il ricorso al nucleare pacifico con la tecnologia attualmente disponibile sia il male minore per risolvere il problema del riscaldamento globale del pianeta provocato dalla CO2 prodotta durante la combustione delle fonti fossili.

 

 

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A) Prof. Carlo Bernardini: “ la crisi energetica mondiale”

Università di Roma, la Sapienza

(Anno 2006 - nota predisposta per la Pontificia Università Lateranense)

 

Quasi con incredulità, si può constatare che se c’è un programma di ricerca dettato da una emergenza, come lo fu il progetto Manhattan negli anni ’40 del secolo scorso, una lobby ben organizzata e decisionista come quella politico-militare può ottenere uno sforzo di realizzazione senza precedenti, con enorme investimento in competenze e denaro.

Al contrario, come ha fatto notare David Goodstein dell’Università della California, una emergenza mondiale come quella della disponibilità energetica non stimola nessuno sforzo collettivo nella direzione, problematica ma non meno “promettente” della bomba, di una risorsa ancora solo sperimentale come la fusione nucleare. La ricerca di un reattore (ITER) che impieghi l’inesauribile serbatoio d’acqua degli oceani segue gli ordinari canali dei programmi internazionali senza investimenti e reclutamenti eccezionali. E sì che si tratta di una emergenza indubbiamente mondiale.

Certo, è difficile pensare che un organismo internazionale, l’ONU per esempio, si comporti come l’amministrazione americana si comportò nei primi anni ’40 raccogliendo le migliori menti della comunità scientifica del mondo libero a Los Alamos, nel deserto del New Mexico e investendo una cifra spropositata. Ma questa esitazione è indice di una grave insensibilità che spingerà i ricchi del mondo a consumare le risorse fossili residue, sottraendole ai poveri che diverranno ancora più poveri.

La crisi energetica non colpisce solo i paesi sviluppati e la loro immensa produzione; la situazione dei popoli non sviluppati è già “stazionariamente” gravissima e senza energia si aggraverà ancora di più: essi, infatti, assai più che di soccorso minuto di tamponamento hanno bisogno di opere e tecnologie rilevanti. Una rete elettrica che garantisca l’uso di frigoriferi in Africa salverebbe un enorme numero di vite umane con la conservazione di vaccini e medicinali oltreché cibi. Il sollevamento e il trasporto dell’acqua risolverebbe disagi enormi delle popolazioni disseminate su vaste aree. E così via.

Il petrolio incomincia ad intaccare seriamente le sue scorte. Questo produrrà un mercato onerosissimo per i grandi consumatori. Ma la gente è stata indotta a diffidare dell’energia nucleare da fissione; il nucleare, oggi al 16% mondiale nella produzione di energia elettrica, potrebbe dare il margine di tempo per un grande sforzo sulla fusione. Non è difficile capire che l’uscita dall’economia del petrolio verso quella della fusione, pur avendo ancora numerose incognite, è praticabile. Ci sarebbe anche un vantaggio ambientale notevolissimo.

Molti creano speranze assai effimere con l’energia solare ed altre fonti rinnovabili (vento, biomasse). Certo, niente va lasciato intentato, la ricerca e la creatività devono essere il sale del terzo millennio e di questo suo primo secolo in particolare. Ma solo una disponibilità elettrica di origine nucleare, prima da fissione e poi, appena possibile, da fusione può risolvere la crisi senza sacrifici che provocherebbero instabilità incontenibili nelle popolazioni: conflitti, neocolonialismi, nuove povertà.

La disponibilità elettrica risolverebbe anche il rinnovamento del combustibile per ogni uso non elettrico: l’idrogeno potrebbe essere prodotto elettroliticamente e entrare nei trasporti e in altri usi domestici.

Ebbene, voglio affermare che i problemi che abbiamo davanti sono assai meno tecnici di quanto non siano politici: gli egoismi nazionali, allontanando da collaborazioni aperte e senza esclusioni, seguono pensieri di dominio pericolosissimi. Il fisico americano di origine ungherese Edward Teller, un falco dell’amministrazione USA, sosteneva venti e più anni fa che se una democrazia, a suo dire affidabile, come quella americana avesse avuto il monopolio assoluto delle risorse (cibo e combustibili), delle tecnologie e delle armi il mondo sarebbe stato finalmente pacificato per sempre. Ecco, questa mentalità “imperialista” tuttora serpeggia nei rapporti internazionali e non sembra affatto indebolirsi; anzi.

Diviene sempre più indispensabile formare una solida cultura collettiva su come è cambiato il mondo grazie alla disponibilità di energia e alla diffusione di tecnologie. Attenzione: non tutto il mondo, ma solo la parte, corrispondente a meno di un terzo della popolazione complessiva, che va sotto il nome di “paesi sviluppati”.

La percezione più immediata di queste opportunità sta nel fatto che esse sono ormai giudicate diritti inalienabili da chi già le possiede e obiettivi indifferibili da chi si sta organizzando per raggiungerli. Questo drammatizza le notizie sulla penuria incombente delle risorse più diffuse, ma evidentemente non è ancora sufficiente per stimolare grandi programmi mondiali per assicurare un avvenire non penoso a tutti. Le pubblicazioni disponibili per avere dati e notizie sono rare e molto di parte: per lo più, approfittano della circostanza epocale per spingere verso soluzioni che anche a un’occhiata superficiale, appaiono inadeguate.

L’insistenza su risparmio (specie lì dove non c’è niente da risparmiare) e energie rinnovabili, pur nel suo aspetto di “innocenza tecnologica”, appare immediatamente patetica. Una buona lettura è quella offerta da I tre volti della tecnologia di Luciano Caglioti, edito nel 2006 da Rubbettino. Testi lungimiranti e realistici erano già apparsi in passato e meritano un recupero; come La scienza e il dominio dell’occidente, di Kurt Mendelssohn, degli Editori Riuniti (1981) e E’ necessaria la Scienza?, di Max Perutz, edito da Garzanti nel 1994. Ma hanno fatto meno proseliti di alcuni predicatori che hanno sparso a piene mani parole avvelenate contro la scienza stessa. E’ assurdo attribuire responsabilità a una entità astratta come il pensiero scientifico, pure è proprio questa credenza che ha creato il maggior danno, rallentando le azioni di governo mondiale necessarie a fronteggiare la crisi incombente.

La paura del nucleare, l’insistenza su fonti esigue, l’accettazione di una economia dominata dal petrolio hanno finito con il far sì che il mondo sviluppato raffreddasse l’impegno a risolvere il problema pur essendone capace più degli altri. I quali altri non sono stati tutti a guardare: gli asiatici (cinesi, indiani, pachistani, coreani) stanno facendo l’impossibile per allinearsi ai ricchi; i poveri (africani e sudamericani) stanno abbandonando i loro paesi d’origine per cercare la civiltà tecnologica dove c’è già.

Le popolazioni più evolute, in preda a sfrenato egoismo e ad insensato delirio di onnipotenza, non fanno nulla per instaurare una gestione altruista del mondo intero in cui tutti possano godere dei livelli di benessere che ormai esse hanno ampiamente collaudato.

Le “ricette” sono semplificazioni, ma non c’è niente di male a proporle se possono fornire una traccia a un modo di ragionare produttivo. Azzardo la ricetta che più mi sta a cuore:

  1.  
    1. promuovere in tutto il mondo il nucleare da fissione come sostituto del petrolio nella produzione di elettricità, per superare una lunga transizione (alcuni decenni) al nucleare da fusione che sia oggetto di un progetto mondiale di massima cooperazione;
    2. promuovere l’uso dell’idrogeno per tutto ciò che riguarda i trasporti e altri usi i cui l’idrogeno può considerarsi risolutivo;

    3. incoraggiare la ricerca di alternative senza creare illusioni, eventualmente servendo inizialmente con fonti di limitata potenza regioni con ancora limitati consumi.

 

L’Australia e l’Africa sembrano in grado di fornire uranio per un congruo numero di decenni, in attesa di avere centrali a fusione; l’inventiva tecnologica non sembra deficitaria e si può comunque promuovere con programmi di istruzione mirati; la diffusione di livelli elevati ma possibili di benessere sembra indispensabile ad accompagnare forme evolute di vita associata e di governo; spauracchi come quelli abusati della sistemazione delle scorie e degli attentati sembrano ben superabili con idee brillanti come quelle della sistemazione delle centrali stesse in galleria.

Mai come oggi si è stati in grado di apprezzare l’effetto positivo e benefico che avrebbero, assai più degli aiuti appoggiati da eserciti invasori, le tecnologie su paesi devastati dalla fame, dalla violenza, dagli integralismi e dalla povertà.

Per avviarsi sulla buona strada, in fondo, non si chiedono investimenti esagerati (specie se confrontati con le spese per armamenti e campagne militari) o sacrifici, ma solo una forte e altruistica volontà di collaborazione su progetti di grandissime dimensioni ma praticabili.

 

Vogliamo passare alla storia (se ce ne sarà ancora una) come una generazione di ottusi egoisti incapaci di pensare in grande?

 

 

 

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B) Greenpeace – Energy revolution

 

A distanza di pochi giorni l'uno dall'altro, due nuovi rapporti di Greenpeace, "Solar Generation III" e "Global Wind Energy Outlook 2006" fanno il punto sulle potenzialità delle fonti rinnovabili alla luce delle tecnologie presenti sul mercato: Siamo a un passo dalla "Energy revolution". 28.9.06
http://www.greenpeace.org/italy/news/energy-revolution

 

B1) SolarGeneration III è il rapporto sviluppato da Greenpeace International in partnership con EPIA - European Photovoltaic Industry Association - per capire quali sono i potenziali di crescita della nuova tecnologia solare fotovoltaica e quali sono le condizioni necessarie per un suo rapido sviluppo a livello internazionale.

Il rapporto afferma che con il fotovoltaico due miliardi di abitazioni nel mondo potranno raggiungere l'agognata indipendenza energetica nel 2025. Il dato non è da sottovalutare se si pensa che, proprio ora che i costi di petrolio ed elettricità sembrano schizzare alle stelle, la tecnologia è ormai affermata e permette di produrre energia pulita in modo decentralizzato e a basso costo per chiunque.

Il solare fotovoltaico diventerà in futuro una vera alternativa ai combustibili fossili: nel 2025 il 2,5 per cento dei consumi mondiali di energia elettrica saranno infatti coperti dall'energia fotovoltaica. Il 16 per cento nel 2050. Con un tale sviluppo la neo-nata fonte energetica permetterà di cogliere traguardi importanti come l'abbattimento di circa 2,2 miliardi di tonnellate di CO2, pari alla chiusura di 150 centrali a carbone. Già nel 2005 la potenza fotovoltaica installata nel mondo ha raggiunto i 5.000 MW, con una crescita di circa il 40 per cento in più rispetto al 2004.

Il mercato è in fase di espansione con sempre nuovi soggetti in arrivo e il fatturato dell'industria fotovoltaica ha superato i 10 miliardi di euro, di cui la metà nella sola Europa. Secondo le stime fatte, l'industria fotovoltaica sarà inoltre in grado di creare, entro il 2040, oltre 2 milioni di posti di lavoro.

 

B2) Global Wind Energy Outlook 2006

Il mercato mondiale degli impianti di generazione eolici si sta espandendo negli ultimi anni più velocemente di quelli di ogni altra fonte di energia rinnovabile.

Dagli appena 4.800 MW del 1995, la potenza totale installata nel mondo di impianti di questo tipo è passata agli oltre 59.000 MW della fine 2005.

Gli esperti del settore prevedono un giro d’affari nel 2006 di oltre 13 miliardi di euro, con 150.000 persone addette in tutto il mondo nell’eolico.

Il successo di questa industria ha attratto investitori dal mondo della finanza e da quello dei settori energetici tradizionali.

In alcuni Paesi la percentuale di energia elettrica prodotta da impianti eolici sta raggiungendo quella ottenuta con i combustibili tradizionali.

Nel rapporto viene indicato come il 34% dell’elettricità prodotta nel mondo (cioè oltre un terzo del totale), includendo quella richiesta dall’industria, potrà essere realisticamente ricavata dall’energia del vento per la metà di questo secolo (nel 2050).

Ma, ancora più importante, in esso si mette in evidenza che se si riuscisse a realizzare un numero di impianti eolici sufficienti per raggiungere questo obiettivo, per quella data eviteremmo di immettere in atmosfera ben 113 miliardi di tonnellate di CO2.

Ciò pone l’energia eolica come una delle principali fonti di energia del ventunesimo secolo.

 

C) Famosi ambientalisti si schierano a favore dell’energia nucleare

 

C1) JAMES LOVELOCK

a) BBC NEWS 29.7.2004 – Dall’intervista di Lyse Doucet a James Lovelock, il famoso ambientalista fondatore della teoria di Gaia, una seria ipotesi scientifica che vede il nostro pianeta come un organismo unico e ciò che facciamo ad una parte di esso inevitabilmente provoca effetti su tutto il resto. Lovelock ritiene che l’attuale stile di vita dei Paesi più avanzati sia impossibile da ridurre e che è inutile pensare di ridurre gli effetti prodotti dai gas serra usando meno energia.

         Egli ritiene pertanto che il solo modo che abbiamo per salvare il pianeta sia di usare l’energia nucleare.

                    b) Da James Lovelock*, LA RIVOLTA DI GAIA, Rizzoli, Milano, 2006

                   -  p. 21, 22

        [...] Io sono ciò che si direbbe un "verde", e si potrebbe pensare che io mi annoveri fra costoro, ma sono anche e soprattutto uno scienziato; per questo chiedo insistentemente a quelli che tra i verdi sono miei amici di rivedere le loro ingenue convinzioni sul fatto che lo sviluppo sostenibile, l'energia rinnovabile e i risparmi di energia siano tutto ciò che deve essere attuato. Più di ogni altra cosa, essi devono lasciar cadere la loro ostinata opposizione all'energia nucleare. Anche qualora avessero ragione sui suoi pericoli - e non ce l'hanno - il suo uso come fonte di energia certa, sicura e affidabile porrebbe un rischio insignificante rispetto al pericolo reale di ondate di calore intollerabili e letali, e di un innalzamento del livello del mare tale da minacciare ogni città costiera del mondo. Il concetto di energia rinnovabile suona bene, ma finora è inefficiente e costoso. Ha certamente un futuro, ma ora noi non abbiamo il tempo per sperimentare fonti di energia ancora poco più che immaginarie: la civiltà è in pericolo imminente, e dobbiamo passare al nucleare ora, oppure rassegnarci alla dolorosa punizione che il nostro oltraggiato pianeta vorrà infliggerci. Dobbiamo naturalmente seguire il buon consiglio del risparmio energetico, e dobbiamo farlo ogniqualvolta ci sia possibile, ma ho il sospetto che, come quando si tratta di perdere peso, ciò sia più facile a dirsi che a farsi. I risparmi significativi di energia derivano da progetti di vasta portata, e ci vogliono decenni prima che tali progetti raggiungano la maggioranza degli utenti. Non sto raccomandando l'energia da fissione nucleare come panacea a lungo termine per il nostro pianeta sofferente, o come risposta a tutti i nostri problemi. La vedo come la sola medicina efficace di cui disponiamo ora. [...]

                        - p. 24

        [...] Viviamo in un epoca in cui le emozioni e le sensazioni contano più della verità, e l'ignoranza scientifica impera. Abbiamo permesso agli scrittori di fantascienza e alle lobby ecologiste di sfruttare la paura del nucleare e di quasi ogni novità scientifica, nella stessa maniera in cui, fino a tempi non troppo lontani, le chiese sfruttavano la paura dell'inferno. [...]

 


 

 
C2) Da MIT Technology Review - May 2005, l’opinione di Stewart BRAND, il guru dell’ambientalismo americano fondatore del Whole Earth Catalog a favore dell’energia nucleare per combattere il riscaldamento globale provocato dai gas serra.

http://www.techreview.com/Energy/14406/page1/

 
            Possono essere arrestati i cambiamenti climatici in atto ed essere evitata la catastrofe planetaria? Si perché sono le attività umane che stanno influenzando la dinamica del clima. La prima causa dei cambiamenti climatici è dovuta all’energia prodotta dall’uomo bruciando combustibili fossili (carbone, petrolio e gas).

Pertanto tutto ciò che dovremmo fare è aumentare l’efficienza energetica e decarbonizzare la produzione di energia. Il rispetto degli accordi di Kyoto e il ricorso a fonti energetiche rinnovabili vanno benissimo ma non bastano a risolvere che una piccola frazione del problema. Un massiccio ricorso alla segregazione della CO2 eliminandola dall’atmosfera, magari per mezzo della bioteconologia, è una speranza diffusa, ma solo una speranza.

La sola tecnologia pronta per sostituire l’energia prodotta attualmente dai combustibili fossili e ridurre quindi le emissioni in atmosfera di gas serra è quella nucleare.

Il nucleare ha problemi rilevanti (la gestione delle scorie, alti costi di costruzione e il possibile uso del combustibile per realizzare armi atomiche). Ma ha anche grossi vantaggi oltre a quello di non emettere gas che provocano il riscaldamento del pianeta.…

 

 

C3) Dal Washington Post del 16 Aprile 2006 la dichiarazione di Patrick Moore.

http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/04/14/AR2006041401209.html

 

All’inizio degli anni ’70, quando fui tra i fondatori di Greenpeace, credevo che l’energia nucleare fosse sinonimo di olocausto nucleare, come lo credevano molti dei miei compatrioti. Tale era la convinzione che ispirò la protesta di Greenpeace sulle spettacolari coste rocciose dell’Alaska contro i test nucleari statunitensi delle bombe all’idrogeno nelle isole Aleutine.

Trent’anni dopo le mie convinzioni sul nucleare sono profondamente cambiate, e anche il resto del movimento ambientalista dovrebbe aggiornare le sue opinioni in merito perché l’energia nucleare è la sola che può salvare il nostro pianeta da un altro possibile disastro: un cambiamento climatico disastroso.

Si pensi a tale proposito come i più di 600 impianti elettrici a carbone esistenti negli Stati Uniti producano il 36% del totale delle emissioni di CO2 di questo Paese, equivalenti a quasi il 10% del totale mondiale del principale dei gas serra responsabili del cambio climatico.

L’energia nucleare è la sola fonte energetica che, per disponibilità e costo, può ridurre tali emissioni permettendo nel contempo di soddisfare la crescente domanda globale di energia. Ed oggigiorno lo può fare garantendo elevati standard di sicurezza.

Attenzione, affermo ciò pochi giorni dopo che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato che il suo Paese ha la tecnologia per arricchire l’uranio e che la userà unicamente per scopi pacifici e non per altro. Ma sono in pochi a credergli….

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