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Energia

PER FRONTEGGIARE IL RISCALDAMENTO GLOBALE ED I RISCHI CONNESSI ALL’ESAURIRSI DEI GIACIMENTI DI GAS E PETROLIO SI SPERA DI ARRIVARE A PRODURRE FINO AL 20% DELL’ENERGIA NECESSARIA CON FONTI RINNOVABILI.

MA IL VERO NODO DEL PROBLEMA E’ COME PRODURRE IL RESTANTE 80%


Se si vogliono ridurre i rischi per l’ambiente, per l’economia e per la pace tra le nazioni indotti dal riscaldamento globale e dal progressivo esaurimento delle scorte di olio e gas, è indispensabile aumentare consistentemente e con la massima rapidità possibile la quota di energia ottenuta con fonti pulite, che non producono CO2 e che, oltre ad essere poco costose, siano anche disponibili a tutti.

Gli sforzi che si stanno facendo per aumentare la nostra efficienza energetica e l’uso di fonti di energia rinnovabili va giusto in questa direzione e deve essere supportato con convinzione da ognuno di noi. Ma, sfortunatamente, sappiamo già fin d’ora che tutto ciò non sarà sufficiente perché, anche negli scenari più ottimistici, difficilmente ci si aspetta che nei prossimi 15-20 anni l’incidenza delle fonti rinnovabili (principalmente solare, eolico e biomasse) possa giungere a superare il 20% del totale.

È quindi chiaro a tutti che abbiamo bisogno di qualcos’altro se vogliamo sostituire quote rilevanti dell’olio e del gas utilizzati per produrre il restante 80% di energia e soprattutto per evitare che la fonte energetica del futuro finisca per essere proprio la più inquinante di tutte: il carbone.

Le soluzioni possibili esistono e, secondo la nostra opinione, sono:

- estrarre in maniera più efficiente di quanto si sia fatto fino ad oggi le immense quantità di calore racchiuso nelle rocce della crosta terrestre;

- rendere l’utilizzazione pacifica dell’energia nucleare da subito sicura, pulita ed economica, soprattutto per evitare che si continuino a costruire centrali non adeguatamente protette, poco sicure, difficili da decommissionare ed eticamente inaccettabili come le attuali, che costituiscono una grave minaccia per tutti, anche per i quei Paesi che hanno rinunciato all’opzione nucleare.


E i nostri progetti consentono tutto ciò, quindi rispettando in pieno le richieste degli ambientalisti.


1) Con impianti geotermici di nuova concezione, tipo il DG:MRE (Deep Geothermal: Mega Reservoir Exploitation) e/o DS:HDR (Deep Shaft: Hot Dry Rocks), sarebbe relativamente semplice ottenere immense quantità di energia rinnovabile e molto conveniente estraendo il calore della terra contenuto rispettivamente in Serbatoi Regionali Profondi che hanno alimentato in tempi geologicamente recenti condotti freatomagmatici o nelle Rocce Calde Secche (o Hot Dry Rocks) presenti ovunque nella crosta terrestre. Gli schemi ideati, che richiedono unicamente di essere sviluppati a livello di studio di fattibilità, utilizzano tecnologie ben collaudate in campo minerario e quindi sono facilmente applicabili a tali campi specifici.

Il progetto DS:HDR, in particolare, risolve in maniera brillante il problema degli alti costi che hanno frenato il passaggio alla fase industriale dell’esperimento ventennale condotto per conto del DOE a Fenton Hill (New Mexico). Invece di perforare le centinaia di pozzi molto costosi, profondi 3-4 km, necessari per estrarre le quantità di calore delle rocce crostali sufficienti per sostenere un impianto geotermico di elevata potenza, detta innovazione prevede l’esecuzione combinata di un pozzo profondo di grande diametro, di alcune gallerie sub-orizzontali e di una serie di perforazioni finali lunghe tra i 200 ed i 300 m ciascuna. Tale soluzione consente di risparmiare una quantità incredibile di denaro e di realizzare un impianto geotermico DS:HDR da 1.000 MWe con un investimento complessivo di circa 1,25 miliardi di euro. Merita notare che, data l’enorme diffusione delle rocce calde secche, sarebbe possibile realizzare migliaia di impianti simili in tutto il mondo dei quali almeno 200 solo in Italia.

 

2) Il nuovo progetto di impianto nucleare integrato SUSE-NPP, che per rispetto dei Paesi che hanno rinunciato al nucleare dovrebbe essere adottato da tutti quelli che hanno invece deciso di proseguire con tale scelta, consentirebbe sia di proteggere una centrale nucleare tradizionale (di quelle oggi reperibili in commercio) da qualunque attacco terroristico, sia esso aereo che terrestre, sia di dare nel contempo soluzione al problema della sistemazione finale in assoluta sicurezza dei rifiuti radioattivi ed al decommissioning della centrale stessa al termine della sua vita operativa. Tutto ciò è reso possibile dagli accorgimenti di seguito sinteticamente indicati:

- ponendo l’isola nucleare in una caverna sotterranea sotto un adeguato spessore di rocce e realizzando accanto ad essa sia un impianto per la caratterizzazione-trattamento-condizionamento dei rifiuti radioattivi che due depositi di tali materiali, uno definitivo per la medio-bassa attività ed uno temporaneo per l’alta attività e lunga vita;

- progettando fin dall’inizio l’isola nucleare in modo che alla fine della vita operativa della centrale essa possa essere facilmente/sicuramente decommissionabile semplicemente riempiendo, dopo aver rimosso parti con radionuclidi ad alta attività, la caverna ospitante il reattore e i generatori di vapore con cemento alleggerito o materiali simili.

In questo modo tutti i dubbi principali sollevati in questi anni sull’uso pacifico dell’energia nucleare avrebbero una risposta concreta e tecnicamente fattibile. Il SUSE-NPP, infatti, renderebbe da subito, in attesa dei reattori di IV generazione e di quelli a fusione previsti fra 30-40 anni, le attuali centrali nucleari a fissione realmente sicure, pulite, certamente decommissionabili ed economiche, come da tempo chiedono giustamente preoccupati ambientalisti, popolazioni e politici di mezzo mondo, specialmente dopo quanto avvenuto nel disastro di Chernobyl del 26 aprile 1986 e con l’attacco terroristico di inaudita violenza portato alle Torri Gemelle l’11 settembre del 2001.

A tale proposito merita tenere conto che:

- realizzare in sotterraneo l’isola radioattiva di una centrale nucleare non richiede maggiori investimenti, dati i consistenti risparmi ottenibili evitando di costruire strutture costose quali gli scudi protettivi del reattore, i vari edifici di sicurezza, le spesse piattaforme di contenimento basali, i sistemi di protezione fisica e antisismica oggi necessari...; il tutto peraltro, si badi bene, in cambio di un livello di sicurezza incomparabilmente maggiore di quello offerto da strati di roccia di adeguato spessore (circa 200 m);

- la collocazione, inoltre, degli impianti di condizionamento e smaltimento dei rifiuti radioattivi, da realizzare come previsto dal SUSE-NPP accanto alla centrale ospitante l’isola radioattiva, eviterebbe tutti i possibili rischi per l’ambiente esterno e per le popolazioni connessi con la movimentazione di tali materiali e darebbero certezza assoluta della loro sistemazione finale in sicurezza;

- progettare, sempre come previsto dal SUSE-NPP, un’isola radioattiva che non necessita di essere smantellata al termine della vita operativa della centrale e che può essere lasciata nella sua collocazione sotterranea originale, consente un decommissioning finale ultra semplificato che si riduce sostanzialmente nel rimuovere i soli materiali o parti irraggiati con l’alta attività e nel riempire, sigillando così il reattore e i generatori di vapore, la caverna che li ospita con cemento o materiali simili. Riducendo, quindi, al minimo le operazioni di smantellamento si darebbe la migliore e più sicura soluzione a tale problema e, ultimo ma non meno importante, si otterrebbe un risparmio talmente rilevante (valutabile per un’attuale centrale nucleare da 1.000-1.500 MW tra i 600 e i 700 milioni di €) da rendere estremamente conveniente il kWh così prodotto.

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