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Corriere della Sera - Carlo Bernardini

Sezione: incidenti terremoti - Pagina: 010/011
   
  (17 luglio, 2007) Corriere della Sera
  
  
  Carlo Bernardini
  
  «Rimango favorevole al nucleare Gli impianti sicuri? Nelle caverne»
        
  ROMA - Carlo Bernardini, un fisico della scuola di Fermi e di Amaldi, è stato tra i fondatori assieme a Giorgio Salvini del grande laboratorio di Frascati. È anche il vicepresidente di Galileo 2001, l' associazione che ha recentemente proposto con una lettera aperta al presidente della Repubblica il ritorno del nucleare in Italia. Ma l' incidente in Giappone non ha modificato le sue convinzioni anche perché i danni ambientali sarebbero minimi. «Per quello che ho appreso - afferma Bernardini - sono usciti due metri cubi di acqua pesante dal circuito di raffreddamento della centrale, ma non si sa fino a che punto questa acqua pesante sia contaminata da isotopi radioattivi. Oltretutto si è sversata in mare con una grande diluizione. Nelle acque antistanti la centrale dove è avvenuto lo sversamento c' è un solo atomo ogni 10 milioni di altri atomi e quindi dal punto di vista della pericolosità ci troviamo di fronte a un dato ridicolo». In ogni caso l' incidente all' impianto di Kashiwazaki Kariwa ha dimostrato che non esistono centrali sicure, come sostenevano in Giappone? «Effettivamente anche gli impianti più sicuri e moderni possono non resistere ad un terremoto del settimo grado della scala Richter». Quindi soprattutto in Paesi a forte rischio sismico come sono Italia e Giappone non sarebbe più prudente cercare altre fonti di energia, quelle cosiddette «pulite»? «No, perché ci sono dei progetti per creare delle centrali di nuova generazione assolutamente sicure. Si tratta di progetti formulati a suo tempo dal fisico nucleare russo Sakharov, poi ripresi ed elaborati da due ingegneri italiani, Sergio Doffizi e Susanna Antignano, che risolvono il problema dalla sicurezza». Quale sarebbe la soluzione da adottare? «Le nuovi centrali in Italia dovrebbero essere costruite all' interno di caverne. Si tratta di una soluzione che avrebbe tre tipi di vantaggi». Ovvero? «Innanzitutto se in caso di un forte terremoto la caverna dovesse crollare, la centrale nucleare sarebbe interamente contenuta nella cavità senza alcun rischio di fuoriuscita degli elementi radioattivi. E gli altri vantaggi? «Gli impianti sarebbero al riparo da eventuali attacchi terroristici provenienti dal cielo. Dal punto di vista economico, infine, ci sarebbe un forte risparmio quando si dovesse decidere, a fine vita, di chiudere la centrale: basterebbe far crollare la caverna e la centrale rimarrebbe sigillata, risparmiando i costi dello smantellamento. Anche la soluzione della caverna però è rischiosa perché ci sarebbe un' alta probabilità di inquinamento del terreno. «Logicamente la caverna dovrebbe essere lontana soprattutto dalle falde acquifere per evitare pericolose infiltrazioni». Anche la costruzione delle centrali nucleari nelle caverne non sembra risolvere, tuttavia, il problema dello smaltimento delle scorie radioattive. «Certo la vicenda del sito di Scanzano ha dimostrato la non praticabilità di un grande deposito nazionale. La soluzione potrebbe essere quella di creare un grande deposito europeo». Non sarebbe più semplice e meno rischioso seguire strade diverse, come il carbone ad esempio? «Se dovessimo ritornare, come si paventa oggi in Italia, ad un uso massiccio del carbone sarebbe la fine dell' ambiente e della qualità dell' aria. Mia figlia per ragioni di lavoro è stata in Cina recentemente ed è tornata come molti altri che sono costretti a vivere vicino alle centrali cinesi a carbone con i bronchi distrutti». Ma in Italia esistono tecnologie considerate «più pulite»? «Non facciamoci illusioni: il carbone pulito non esiste, anche se viene filtrato e trattato con metodi moderni». * * * 8.210 I MEGAWATT di potenza che possono produrre i sette reattori nucleari della centrale * * * 2002 LO SCANDALO La Tepco è accusata di falsificare i dati sulla sicurezza della centrale
        
  Foresta Martin Franco
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