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La geologia per un'energia pulita, sicura ed effettivamente alternativa

Impianto Nucleare Supersicuro e Autodecommissionabile

LA GEOLOGIA PER UN'ENERGIA PULITA, SICURA ED EFFETTIVAMENTE ALTERNATIVA

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RIASSUNTO

Il futuro dell'umanità è fortemente legato alla possibilità che la popolazione mondiale possa accedere a fonti di energia per quanto possibile pulite, sicure, rinnovabili, economiche e disponibili a tutti.
Oggi, purtroppo, oltre l'82% dell'energia primaria totale prodotta nel mondo è ottenuta dai combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) che non rispondono a quasi nessuno dei suddetti requisiti e che, oltre a rappresentare una reale minaccia per l'ambiente, costituiscono una costante causa di tensione nei mercati e tra nazioni.
Molti sforzi vengono fatti oggigiorno per migliorare l'efficienza energetica, per incentivare lo sviluppo e l'uso di fonti rinnovabili, come il solare e l'eolico, oppure per ottenere energia dalla fusione nucleare, ma la insufficiente incidenza delle prime e le forti opposizioni incontrate da quest'ultima ci impongono serie riflessioni.
La prima è che, paradossalmente, la vera fonte alternativa nel vero senso della parola agli idrocarburi (petrolio e gas) è il carbone il quale, in virtù della sua disponibilità (calcolata per altri 200-300 anni) e diffusione geografica, rischia di essere il combustibile di riferimento che eroderà quote crescenti nel futuro di dette fonti.
La seconda è che in tal modo non si risolverebbe, anzi si aggraverebbe, il problema del Global Warming, in quanto il carbone, oltre ad essere molto più inquinante del petrolio e del gas, è un emettitore di gas serra come la CO2, quanto e più degli idrocarburi che andrebbe a sostituire.
Terza riflessione è che l'attuale tecnologia per ricavare energia dall'uso pacifico del nucleare è, a ragione, malvista da popolazioni, associazioni ambientaliste, movimenti e partiti verdi, nonché da numerosi governi nel mondo, in quanto poco sicura, costosa e con problemi irrisolti in merito al decommissioning delle centrali ed allo smaltimento del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi da esse prodotti.
In attesa che una vera fonte energetica, in grado di rispondere a tutti i requisiti sopra detti (pulita, sicura, rinnovabile, economica e disponibile a tutti), possa essere finalmente sfruttabile dal punto di vista industriale, come il calore delle rocce crostali (Hot Dry Rock), la geologia può già oggi dare un contributo significativo per accedere a quantità sempre maggiori di energia geotermica tradizionale (o idrotermale) o per rendere le attuali centrali nucleari da fissione finalmente sicure, economiche e facilmente decommissionabili.
Oltre al progetto DS:HDR per lo sfruttamento industriale del calore delle rocce calde secche, vengono così illustrati due progetti geotermici idrotermali che consentirebbero, rispettivamente, di migliorare l'efficienza delle perforazioni geotermiche avvalendosi dell'esperienza maturata nell'esplorazione petrolifera e di sfruttare le vie naturali per accedere a campi regionali di tipo freatomagmatico, o idromagmatico (DG:MRE).
Per quanto riguarda la sicurezza nucleare viene illustrato un progetto innovativo e completamente italiano, denominato SUSE-NPP, che, ribaltando l'approccio fin qui seguito per le centrali nucleari convenzionali, pone come prerogative fondamentali dell'impianto la sua sicurezza assoluta e la sua decommissionabilità a fine vita. La soluzione individuata, che va incontro ai desideri delle popolazioni e degli ambientalisti, è quella di installare in sotterraneo, protetti da rocce di tipologia e spessori idonei anche da attacchi terroristici, l'isola nucleare (appositamente progettata per essere facilmente decommissionata in loco) ed i sistemi di salvaguardia/comando di una centrale convenzionale, unitamente ai rifiuti radioattivi ed al combustibile esaurito.

INCIDENZA DEI COMBUSTIBILI FOSSILI NELLA PRODUZIONE DI ENERGIA

L'incidenza dei combustibili fossili tra le fonti utilizzate nel mondo per la produzione di energia primaria è elevatissima, raggiungendo una quota di ben l'82% del totale, con il petrolio che da solo si attesta a quasi il 41%.

  • Petrolio 40,9 %
  • Gas 21,42 %
  • Carbone 20,51 %
  • Nucleare 11,64 %
  • Rinnovabili 5,59 % di cui:
    • Eolico, Solare e Geotermico 0,56 %
    • Idroelettrico 2,01%
    • Biomasse e Rifiuti 2,96 %
Tab. 1 - Fonti e loro incidenza
utilizzate nel mondo per la produzione di energia primaria totale nel
2001 (da: Renewable Energy, Market & Policy Trends in IEA, IEA
2004, p.43)

Fuel Shares of Total Primary Energy Supply, 2001 (from: Renewable Energy, Market & Policy Trends in IEA, IEA 2004, p.43)

Purtroppo dobbiamo notare che nel nostro Paese l'incidenza dei combustibili fossili giunge addirittura all'88%, con il petrolio ed il gas che si ritagliano quote molto elevate, rispettivamente del 45% e del 34%.

Fonte energia


Produzione energia elettrica (Mtep)

%

Gas

23,1

33,4

Rinnovabili

12,4

17,9

Solidi (carbone…)

11,9

17,2

Petrolio

11,8

17,1

Import

10,0

14,5

Totale

69,2

100

Tab. 2 - Fonti utilizzate per la
produzione di energia elettrica in Italia. (Dal
“Rapporto sulle rinnovabili 2004” di Legambiente)

Energy sources
for the electric energy production in Italy (from: Report on
renewable sources 2004, Legambiente)

Anche nella produzione di energia elettrica si assiste al predominio dei combustibili fossili che, nel caso particolare dell'Italia, dove oltre ad avere forti inefficienze e perdite sulla rete si ricorre pesantemente all'uso di quello più oneroso (il gas), fanno sì che il nostro Paese abbia il costo del kWh molto alto in raffronto a quello dei principali partner europei, con i ben noti effetti negativi sulla competitività dei nostri prodotti.
L'utilizzo dei combustibili fossili per la produzione di energia elettrica in Italia giunge, infatti, ad una percentuale pari a ben il 68% (rispetto al 64% mondiale); utilizziamo a tale scopo più petrolio (17,1 % rispetto al 10%), più gas (33,4% rispetto al 15%) e meno carbone (17,2 % rispetto al 39%).
Non abbiamo, infine, energia nucleare e importiamo, caso unico tra i Paesi industrializzati, quote rilevanti di energia elettrica dall'estero (10 %).

Nazione


Produzione in TWh

Prezzo del kWh in euro

Italia

276

0,056

Gran Bretagna

368

0,039

Spagna

235

0,036

Francia

536

0,033

Germania

545

0,027

Svezia

143

0,022

Tab. 3 - Costo del kWh in euro nei
principali paesi europei. (Fonte: RIE)
Cost of the kWh in the main european countries (from: RIE)

I migliori risultati sono ottenuti da Svezia e Germania grazie ad un massiccio ricorso all'idroelettrico e al nucleare, nel primo caso, ed al carbone (prevalentemente) più nucleare nel secondo.
Ottimi risultati sono comunque ottenuti da Francia, Spagna e Inghilterra che fanno ricorso rispettivamente ad un mix “nucleare prevalente/idroelettrico/carbone”, “carbone/nucleare/idroelettrico” e “carbone/gas/nucleare”.

EFFETTI SULL'AMBIENTE, SULL'ECONOMIA E SULLA SICUREZZA INDOTTI DAL MASSICCIO RICORSO AI COMBUSTIBILI FOSSILI

2.1)
Effetti sull'ambiente

Il principale effetto indotto sull'ambiente dal massiccio ricorso ai combustibili fossili è da molti ritenuto essere costituito dal riscaldamento globale per l'effetto serra prodotto dalla CO2 rilasciata nell'atmosfera dalla combustione delle molecole contenenti idrogeno e carbonio di tali combustibili (Fig. 1).

Fig. 1 -	Raffronto tra l'andamento
della temperatura e della CO2 negli ultimi 50.000 anni
(fonte: GLOBAL WARMING: a chilling perspective)
Behaviour of air temperature and CO2 in the last 50,000 years (source:
GLOBAL WARMING: a chilling perspective)
Fig. 2 - La più chiara delle
evidenze del riscaldamento globale è data dal ritiro dei
ghiacciai. Qui vediamo fotografato quello di Upsala (Patagonia):
sopra, nel 1928, e, sotto, nel 2004 (top image: ©Archivio Museo
Salesiano; bottom image: ©Greenpeace/Daniel Feltra)

The clearest evidences of the Global Warming is given from the glacier retreat. Here we see the Upsala glacier (Patagonia), respectively, at the top, in the 1928, and at the bottom, in the 2004 (top image: ©Archivio Museo Salesiano; bottom image: ©Greenpeace/Daniel Feltra).

Al riscaldamento dell'atmosfera viene quindi legato lo scioglimento dei ghiacci delle calotte polari (Fig. 2) ed il conseguente innalzamento del livello dei mari, oltre all'aumento dell'intensità con la quale tendono a manifestarsi i fenomeni atmosferici. Argomenti sempre più condivisi tra gli scienziati che hanno indotto numerose nazioni del mondo alla redazione ed approvazione nel corso della Convenzione Quadro sui Cambiamenti climatici tenutasi in Giappone nel 1997, del famoso protocollo di Kyoto. Nel Protocollo sono indicati per ciascun Paese gli impegni assunti di riduzione e di limitazione quantificata delle emissioni di gas serra (anidride carbonica, gas metano, protossido di azoto, esafloruro di zolfo, idrofluorocarburi e perfluorocarburi). In tale ambito i Paesi sottoscrittori dovranno, individualmente o congiuntamente, assicurare che le emissioni antropogeniche globali siano ridotte di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990 nel periodo di adempimento 2008-2012 (Tab. 4).

Paese

Obiettivi % di riduzione

Paese

Obiettivi % di riduzione

Australia

108

Lussemburgo

92

Austria

92

Monaco

92

Belgio

92

Norvegia

101

Bulgaria

92

Nuova Zelanda

100

Canada

94

Paesi Bassi

92

Croazia

95

Polonia

94

Danimarca

92

Portogallo

92

Estonia

92

Regno Unito e Irlanda del N

92

Federazione Russa

100

Repubblica Ceca

92

Finlandia

92

Romania

92

Francia

92

Slovacchia

92

Germania

92

Slovenia

92

Giappone

94

Spagna

92

Grecia

92

Stati Uniti d'America

93

Irlanda

92

Svezia

92

Islanda

110

Svizzera

92

Italia

92

Ucraina

100

Lettonia

92

Ungheria

94

Liechtenstein

92

Unione Europea

92

Lituania

92



Tabella
4 – Obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra fissato a
Kyoto 1997
Reduction objectives of greenhouse gas emissions stabilished in Kyoto 1997

L'obiettivo di riduzione fissato per l'Italia è uguale a quello dell'Unione Europea (8% dato dalla differenza tra 100, emissioni dell'anno di riferimento, il 1990, e il 92% del periodo 2008-2012) anche se in sede comunitaria, nel giugno 1998, la percentuale di riduzione rispetto alle emissioni del 1990 a carico dell'Italia è stata fissata al 6.5%.
Per il conseguimento dei propri obiettivi, ai Paesi industrializzati e ad economia in transizione è permesso “contabilizzare” come riduzione delle emissioni, secondo le decisioni negoziali assunte dalla Settima Conferenza sul Clima di Marrakesh, il carbonio assorbito dalle nuove piantagioni forestali e dalle attività agroforestali (carbon sink) e utilizzare in maniera sostanziale i meccanismi flessibili (Clean Development Mechanism, Joint Implementation ed Emissions Trading), previsti dal Protocollo di Kyoto. In particolare:
a) il Clean Development Mechanism (CDM) consente ai Paesi industrializzati e ad economia in transizione di realizzare progetti nei Paesi in via di sviluppo, che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas-serra e di sviluppo economico e sociale dei Paesi ospiti e nello stesso tempo generino crediti di emissione per i Paesi che promuovono gli interventi;
b) la Joint Implementation (JI) consente ai Paesi industrializzati e ad economia di transizione di realizzare progetti per la riduzione delle emissioni di gas-serra in un altro Paese dello stesso gruppo e di utilizzare i crediti derivanti, congiuntamente con il Paese ospite;
c) l'Emissions Trading (ET) consente lo scambio di crediti di emissione tra Paesi industrializzati e ad economia in transizione: un Paese che abbia conseguito una diminuzione delle proprie emissioni di gas serra superiore al proprio obiettivo può così cedere (ricorrendo all'ET) tali “crediti” a un Paese che, al contrario, non sia stato in grado di rispettare i propri impegni di riduzione delle emissioni di gas-serra.

Nell'adempiere agli impegni di riduzione delle emissioni, ogni Paese elaborerà politiche e misure, come ad esempio:

  • il miglioramento dell'efficienza energetica in settori rilevanti dell'economia nazionale;
  • la protezione e il miglioramento dei meccanismi di rimozione e di raccolta dei gas ad effetto serra,
  • la promozione di metodi sostenibili di gestione forestale, di imboschimento e di rimboschimento;
  • la promozione di forme sostenibili di agricoltura;
  • la ricerca, promozione, sviluppo e maggiore utilizzazione di energia rinnovabile, di tecnologie per la cattura e l'isolamento del biossido di carbonio e di tecnologie avanzate ed innovative compatibili con l'ambiente;
  • la riduzione progressiva, o eliminazione graduale, delle imperfezioni del mercato, degli incentivi fiscali, delle esenzioni tributarie e di sussidi in tutti i settori responsabili di emissioni di gas ad effetto serra, ed applicazione di strumenti di mercato;
  • l'adozione di misure volte a limitare e/o ridurre le emissioni di gas ad effetto serra nel settore dei trasporti;
  • la limitazione e/o riduzione delle emissioni di metano attraverso il recupero e utilizzazione del gas nel settore della gestione dei rifiuti, nonché nella produzione, il trasporto e la distribuzione di energia.

2.2) Effetti sull'economia e sulla sicurezza mondiale

Il progressivo ridursi della disponibilità di petrolio e gas per l'arrivo di nuovi soggetti come Cina ed India unitamente all'ormai prossimo raggiungimento del “peak oil” (il punto nel quale le riserve accertate equivalgono alla quantità totale di tutti gli idrocarburi fin qui consumati), fanno prevedere nel breve termine forti oscillazioni al rialzo del prezzo del petrolio, per la probabile corsa all'accaparramento di tali risorse, con pesanti conseguenze sull'economia e sulla sicurezza mondiale.

Fig 3 - Il temutissimo “peak oil” è
ormai vicino (da: C.J. Cambpell/Petroconsultants)
The feared
“peak oil” is relly very close
(da:
C.J. Cambpell/Petroconsultants)

Fig. 4 - 	Andamento del costo del
barile dal 1978 ad oggi (notare i rialzi del prezzo in corrispondenza
della guerra IRAN-IRAQ, 1980-1988, della prima Guerra del golfo,
1990-1991, e dell'invasione dell'Iraq nel 2003)
Oil barrel cost 1978-2006 (from OILENERGY). (To notice the relationship of the higher costs with the Iran-Iraq war of 1980-1988, with the GULF War of 1990-1991 and with the Iraq War of 2003)

E proprio nella preparazione del presente lavoro, il prezzo del greggio ha fatto registrare una nuova impennata con il Brent che è arrivato a toccare i 74 $ al barile al mercato di Londra lo scorso 20 aprile 2006. Molti analisti ritengono a tale proposito che i 100 dollari a barile saranno raggiunti e probabilmente superati già a partire dal prossimo anno 2007.
Notare che questi aumenti trascinano in alto anche il prezzo del gas come si vede dal grafico seguente.

Fig. 5	Legame tra costo del Brent e
quello del gas a lungo termine in Europa (fonte: Panorama 2006)
Tie between the price of long term gas in Europe and the Brent price (From: Panorama 2006)

CONTRIBUTO DELLA GEOLOGIA PER LA SICUREZZA DELLE ATTUALI TECNOLOGIE, PER IL REPERIMENTO DI NUOVE FONTI ENERGETICHE E PER RENDERE SICURO IL NUCLEARE PACIFICO

4.1) La geologia per la sicurezza delle attuali tecnologie

La geologia svolge un ruolo determinante per rendere sicuro l'utilizzo delle attuali tecnologie per l'accesso alle fonti energetiche in vari settori:

  • nella ricerca e sfruttamento degli idrocarburi, del carbone e dell'uranio;
  • nella salvaguardia dei suoli e delle falde e/o nella bonifica di aree inquinate da tali prodotti o dai loro scarti di lavorazione;
  • nella localizzazione ottimale di impianti a rischio (impianti nucleari, depositi per rifiuti radioattivi, Terminali GNL...)

In tutti questi settori la geologia fornisce gli elementi di base per la realizzazione di opere ed impianti aventi rapporti con il territorio e l'ambiente per quanto possibile corretti.

4.2) La geologia per lo sfruttamento di energia pulita, rinnovabile, diffusa e economica

La fonte energetica migliore in assoluto è il calore interno della terra; esso infatti è pulito, rinnovabile (inesauribile), sicuro, diffuso e potenzialmente molto economico.
Ad oggi, però, contribuisce in maniera modesta (BALDI et al., 1982; CRESCENTI et al, 2004; D'OFFIZI, 1986; D'OFFIZI, 1988; D'OFFIZI, 2004; RANALLI et al., 1994) a soddisfare la fame di energia mondiale (0,2% sulla produzione di energia primaria totale e 0,4% in quella di energia elettrica).
Ci sono peraltro grandi margini di miglioramento sia nel settore della geotermia tradizionale (quella idrotermale) che in alcuni nuovi settori come quelle Freatomagmatica (o Idromagmatica) e delle Rocce Calde Secche.

	Nella
geotermia tradizionale è innanzitutto necessario
incentivare l'utilizzo di tecnologie sviluppate nel mondo
dell'esplorazione petrolifera così da giungere ad
individuare e sfruttare con maggiore efficienza i serbatoi
geotermici. Tali tecnologie, sperimentate con successo, ad esempio,
per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi che coronano la
tettonica salina, possono essere facilmente applicate per
individuare e sfruttare i serbatoi geotermici connessi con la
tettonica del tutto simile a quella salina che accompagna la
risalita di duomi caldi del mantello (Fig. 6).

In particolare indagini geologiche mirate, accompagnate da rilievi geofisici condotti con metodologie moderne (gravimetrici e soprattutto sismici ad alta risoluzione, Fig. 7), consentono oggi di individuare con assoluta precisione le strutture connesse con la formazione e l'intrappolamento degli idrocarburi che contornano un duomo salino.
Analogamente sarebbe possibile mirare tali indagini per individuare le strutture tettoniche connesse con il plutone caldo in grado di costituire vie di risalita ed eventuale intrappolamento dei fluidi geotermici da raggiungere con apposite perforazioni dalla superficie.
Un ottimo esempio è fornito dall'importantissimo lavoro recentemente pubblicato sul Bollettino della Società Geologica Italiana sui plutoni della Toscana (FINETTI, 2006).

Fig. 6 –	La tettonica che si
instaura nelle rocce crostali durante la risalita di un plutone caldo
è del tutto simile a quella che accompagna la risalita di un
duomo salino
The structural tectonics accompanying an uprising hot pluton is very similar to the one created by the upward movement of a salt dome
Fig. 7 - Un duomo salino “ripreso”
in questa sezione mediante indagini di sismica a riflessione di tipo
petrolifero mostrante le strutture geologiche deformate dalla
risalita del corpo salino centrale per differenza di densità
con le rocce incassanti.
A salt dome seen by a reflection seismic survey for petroleum exploration shown the geological structures deformed during the upward movement of the central salt body due to its lessere density in respect of the surrounding rocks.

a) Nella geotermia in aree freatomagmatiche
Nelle aree vulcaniche dove si sono sviluppati recentemente (dal punto di vista geologico) e per lungo tempo sistemi freatomagmatici (o idromagmatici), è possibile reperire enormi quantità di energia residua perforando il tappo sommitale del condotto principale e finendo per riuscire a sfruttare, in tal modo, il serbatoio madre regionale profondo posto a 7-10 km dalla superficie, altrimenti non raggiungibile con le attuali tecniche di perforazione, o economicamente non utile, come descritto nella Domanda di Brevetto n. RM2006A000222 depositata il 20.04.2006 presso l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero delle Attività Produttive da uno degli Autori del presente lavoro (D'OFFIZI, 2006).

Fig. 8 -	Schema di raggiungimento di
un serbatoio geotermico regionale profondo sfruttando le vie naturali
preesistenti costituite da un condotto freatomagmatico.
Scheme for reaching a regional geothermal deep reservoir utilizing the existing natural features like a phreatomagmatic pipe (water and lava mixed conduit).

b) Nello sfruttamento delle rocce calde secche (Hot Dry Rock)
La potenza complessiva degli impianti che nel mondo utilizzano l'energia geotermica dei rari serbatoi idrotermali e/o delle ancor più rare emergenze superficiali raggiunge valori molto modesti: 8.000 MWe (con circa 50 TWh/anno prodotti) e 12.000 MWt (rispettivamente per la produzione di energia elettrica e per l'uso diretto del calore).
Gli esperimenti condotti tra il 1977 e il 1995 dal Los Alamos National Laboratory per conto del DOE (Department Of Energy) statunitense hanno dimostrato la relativa facilità con la quale è possibile estrarre calore dalle rocce calde mediante pozzi perforati dalla superficie che pompano acqua fredda in profondità e la recuperano riscaldata: con il calore estratto è stato possibile far funzionare un piccolo generatore di corrente elettrica. Esperimenti analoghi in corso nel mondo (Francia, Giappone, Inghilterra, Svizzera, Australia) dimostrano l'interesse sul metodo.
I costi elevati per unità di potenza installata, però, pari ad oltre 20 volte quelli di un impianto a ciclo combinato, hanno finora ostacolato il passaggio alla fase industriale di tali esperimenti.
Se si volesse, infatti, realizzare un impianto da 1000 MWe con il sistema usato a Fenton Hill (3 pozzi per 4,8 MWe), si dovrebbero perforare oltre 600 pozzi lunghi 4-5 km con una spesa, per le sole perforazioni, di circa 7 miliardi di €.
Oltre avere costi eccessivi, per le numerose perforazioni necessarie, un impianto per lo sfruttamento industriale del calore della terra realizzato con il metodo sperimentato a Fenton Hill indurrebbe un elevato impatto ambientale sul territorio (come detto un impianto da 1000 MWe richiederebbe la perforazione di oltre 600 pozzi da distribuire su un'area di ben 60-70 km2).
Un nuovo tipo di impianto denominato DS:HDR (protetto da Brevetto per Invenzione Industriale n. 01311464, rilasciato il 12/3/02 dall'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero delle Attività Produttive e da Domanda di Brevetto n. RM2002A000521 depositata il 15.10.2002, sempre allo stesso Ufficio Brevetti e Marchi) sostituisce i tratti improduttivi delle perforazioni con un pozzo/discenderia di grande diametro; ciò consente di abbattere drasticamente i costi e di ridurre l'impatto ambientale a livelli del tutto trascurabili (D'OFFIZI, 2002a; D'OFFIZI 2002b).
La perforazione dei soli tratti produttivi (dai quali l'acqua viene prima pompata e quindi recuperata dopo essersi riscaldata nelle rocce calde circostanti) avviene in questo caso da alcune gallerie sub-orizzontali impermeabilizzate, coibentate e climatizzate che si raccordano al pozzo/discenderia principale.
Il nuovo schema va a modificare quello iniziale ideato nel 1974 sul quale si è basato il progetto dell'impianto di Fenton Hill e sostanzialmente utilizzato per tutti gli altri impianti sperimentati od in procinto di esserlo nel mondo (Inghilterra, Francia, Giappone, Svizzera, Australia).
Pozzi di grande diametro e con profondità analoghe esistono già: la miniera d'oro di Freegold (Orange State) ha un pozzo di circa 4 km da cui si dipartono le gallerie per lo sfruttamento della vena aurifera ed un impianto di condizionamento che consente di portare i 150°C di fondo pozzo ai 32°C adatti al lavoro delle maestranze.

Fig. 9 –	Schema di impianto DS:HDR
(Deep Shaft: Hot Dry Rock) per la realizzazione di serbatoi
geotermici artificiali in rocce calde secche capaci di sostenere
impianti di generazione di grossa potenza.
Scheme of a DS:HDR (Deep Shaft: Hot Dry Rock) plant to realize artificial geothermal reservoir in hot dry rock able to sustain big generation power plant.

4.3) La geologia per un nucleare supersicuro e auto-decommissionabile

Per dare soluzione ai problemi sopra elencati che impediscono la riapertura del discorso nucleare nel nostro Paese, è stato predisposto dai due Autori del presente articolo un progetto “geologico” di impianto nucleare supersicuro e intrinsecamente decommissionabile, denominato suse-npp (SUpersafe SElfdecommissionable Nuclear Power Plant), sfruttante le capacità assolute di contenimento e protezione delle rocce del sottosuolo (ANTIGNANO & D'OFFIZI, 2006a; ANTIGNANO & D'OFFIZI, 2006b).
La soluzione ideata, completamente italiana ed economicamente estremamente interessante, è stata favorita dalla scelta di un'impostazione iniziale radicalmente nuova che rovescia l'approccio fin qui seguito nella progettazione nucleare: infatti, oltre a porre come obiettivi prioritari la sicurezza, la facilità di gestione dell'impianto ed una sua sempre maggiore competitività economica, si è fin dall'inizio stabilito che, oltre a consentire un'agevole e certa gestione delle scorie finali prodotte, esso dovesse essere nel contempo assolutamente protetto da attacchi terroristici estremi ed anche facilmente e sicuramente decommissionabile.
A tale proposito è importante sottolineare il fatto che con l'attentato alle torri gemelle dell'11/9 il mondo è completamente cambiato e che le ipotesi incidentali che venivano fatte prima di quel tragico evento dovevano essere riviste in peggio. Non ci si illuda, una centrale nucleare o un deposito di materiali radioattivi è un obiettivo troppo allettante per il terrorismo moderno e, se non è successo, è solo per combinazione come dimostra il seguente articolo apparso su La Stampa del 2.4.2006 (a sua volta ripreso dall'autorevole Le Monde) nel quale si dice proprio che fra gli obiettivi dell'11/9 c'era anche una centrale nucleare in Pennsylvania.

[...] Già nel 1998, nel corso della prima riunione operativa, Bin Laden espresse il desiderio di colpire simultaneamente il Pentagono, la Casa Bianca e il Campidoglio. Quando Atta fu designato come uno dei futuri esecutori degli attentati, Bin Laden organizzò una nuova riunione a Kandahar per decidere quali obbiettivi andavano colpiti. L'idea era di concentrarsi su tre obbiettivi soltanto: uno militare, uno politico, uno economico. Khaled aveva varie proposte, decine di obbiettivi furono esaminati, si parlò del World Trade Center, una centrale nucleare, l'Empire State Building, un'ambasciata straniera a Washington, le sedi della Cia e dell'Fbi. Il gruppo pensava che sarebbe stato bene anche colpire un luogo dove vi fosse un'altra concentrazione di ebrei. Ma nessun obiettivo concreto fu indicato. Khaled era però certo che non sarebbe stato difficile: i grandi edifici erano totalmente vulnerabili ad attacchi aerei. [...] Atta fece dunque una lista di obbiettivi preliminari. Bin Laden voleva che fossero colpite le due torri del WTC, il Pentagono e il Campidoglio e lasciava ad Atta la scelta di altri obbiettivi come la Casa Bianca, la torre Sears (a Chicago) e un'ambasciata straniera a Washington. Atta utilizzò un programma informatico per localizzare una centrale nucleare in Pennsylvania. [...]

Dall'articolo non è possibile sapere quale dei 5 siti nucleari dello stato americano in questione fosse l'obiettivo; forse una traccia di quale potesse essere nella mente dei terroristi ci può venire osservando come uno di questi è l'impianto di Three Mile Island, vicino alla città di Middletown, che il 28 marzo del 1979 fu oggetto di un incidente nucleare che lo rese tristemente famoso in tutto il mondo.
Vari eventi occorsi in sequenza provocarono il malfunzionamento di alcune parti di impianto, sia per problemi di progettazione che per errori delle maestranze; ciò portò alla parziale fusione del nocciolo del reattore TM2, anche se fortunatamente si ebbe solo un modesto rilascio di radioattività verso l'ambiente esterno (NUREG-0681; Rogovin & Frampton,1980).
Va detto per completezza che attualmente è solo il rettore TM1 quello che poteva essere potenzialmente appetibile per i terroristi, poiché dal TM2 è stato rimosso tutto il combustibile originario.

Impianto

Compagnia

Indirizzo

Beaver Valley

First Energy Corporation

P.O. Box 4; Shippingport, PA 15077

Limerick

Exelon

PO Box 2300; Saratoga, PA 19464-0920

Peach Bottom

Exelon

1848 Lay Road; Delta, PA 17314

Susquehanna

Pennsylvania Power & Light Company

PO Box 467; Berwick, PA 18603

Three Mile Island

Exelon

PO Box 480; Middletown, PA 17057

Fig. 10 –	Ubicazione dei reattori
nucleari esistenti negli Stati Uniti. In Pennsylvania (PA) ce ne sono
5 tra cui quello tristemente famoso di Three Mile Island oggetto di
un grave incidente nel 1979.
Location of the Nuclear Reactor in the United States. Among the 5 existing ones in Pennsylvania (PA), there is also the famous Three Mile Island Nuclear Power Plant where a serious accident occured in 1979.

Ma impressionante è a tale proposito quanto scriveva pochi giorni dopo l'attacco alle torri gemelle Cat Lazaroff su Environment News Service del 26 settembre 2001:
WASHINGTON - September 25 - The nation's 103 nuclear power reactors are vulnerable to attack by terrorists, two watchdog groups warned today. The groups charge that the Nuclear Regulatory Commission and other Government Entities have failed to impose the security measures needed to prevent a successful attack and avert a potential catastrophe. The Nuclear Regulatory Commission (NRC) admitted Friday that it "did not specifically contemplate attacks by aircraft such as Boeing 757s or 767s" - the types of planes used to destroy the 110 story World Trade Center towers and heavily damage the recently fortified Pentagon on September 11. While the containment buildings that shelter nuclear reactors are able to withstand severe events including hurricanes, tornadoes and earthquakes, "nuclear power plants were not designed to withstand such crashes," the agency said in a statement. "Detailed engineering analyses of a large airliner crash have not yet been performed." In a report released today, the Washington based Nuclear Control Institute (NCI) and the Los Angeles based Committee to Bridge the Gap released a recent exchange of letters with NRC chair Richard Meserve. The organizations cited "the extraordinary and unprecedented threat that now exists inside the United States in the wake of the attacks on the World Trade Center and the Pentagon". They laid out specific proposals for denying terrorists the opportunity to destroy nuclear power plants, including use of National Guard troops to deter attacks from land and water, deployment of advanced anti-aircraft weapons to defeat suicidal attacks from the air, and a thorough re-vetting of all plant employees and contractors to protect against sabotage by insiders. In addition, the groups called on the NRC to upgrade its security regulations to protect against the larger numbers and the greater sophistication of attackers posed by the new terrorist threat. The groups said they have made many attempts over the past 17 years to convince the NRC and commercial nuclear plant operators to upgrade their defenses against assaults by terrorist organizations.

Paul Leventhal, president of NCI, at a press conference in Washington. "Iran threatened attacks against U.S. reactors as early as 1987, but recent trial testimony has revealed that [terrorist leader Osama] bin Laden's training camps are offering instruction in 'urban warfare' against 'enemies' installations' including power plants." "It is prudent to assume, especially after the horrific, highly coordinated attacks of September 11, that bin Laden's soldiers have done their homework and are fully capable to attack nuclear plants for maximum effect," Leventhal warned. Dr. Edwin Lyman, a physicist and NCI's scientific director, pointed out that a direct, high speed hit by a large commercial passenger jet "would in fact have a high likelihood a penetrating a containment building" that houses a power reactor. "Following such an assault," Lyman said, "the possibility of an unmitigated loss of coolant accident and significant release of radiation into the environment is a very real one." David Kyd of the International Atomic Energy Agency told CNN last week that a if a fully fueled large jetliner hit a nuclear reactor, "which is a very extreme scenario, then the containment could be breached and the cooling system of the reactor could be impaired to the point where radioactivity might well be set free". Used nuclear fuel storage pools, like this one at Calvert Cliffs, could be vulnerable to a meltdown if their water was boiled away or otherwise drained during a terrorist attack. Such a release, whether caused by an air strike, or by a ground or water assault, or by insider sabotage could result in tens of thousands of cancer deaths downwind of the plant. A number of these plants are located near large cities, Lyman noted. Daniel Hirsch, president of the Committee to Bridge the Gap, underscored the immediate danger by noting that nearly half of the plants tested in NRC supervised security exercises have failed to repel mock terrorist attacks. "These exercises involve small numbers of simulated attackers compared with the large cell of terrorists now understood to have waged the four sophisticated attacks of September 11," said Hirsch. "The NRC's mock terrorist exercises severely limit the tactics, weapons and explosives used by the adversary, yet in almost half the tests they reached and simulated destruction of safety systems that in real attacks could have caused severe core damage, meltdown and catastrophic radioactive releases." "Now in response to operator complaints, the NRC is actually preparing to shift responsibility for supervising these exercises to the operators themselves," Hirsch added. "Current events clearly show that nuclear power plant security is too important to be left to industry self assessment".
Representative Edward Markey, a Massachusetts Democrat who sent his own letter to Meserve, questioned the NRC's hands off approach, asking why the NRC issued only a recommendation that nuclear power plants go to their highest state of alert on September 11, rather than ordering them to do so. Markey also warned that allowing commercial nuclear power plants to self police their readiness to withstand terrorist attacks, "lowers standards, it lowers costs and it increases profitability of shareholders." In 1993, an individual with a history of mental illness crashed a car through the front gates at the Three Mile Island plant near Harrisburg, Pennsylvania, site of the nation's worst nuclear accident The watchdog organizations acknowledged today that they have long been troubled by the dilemma of speaking about the present vulnerability of nuclear power plants. "We have tried to work quietly for a decade and a half in a largely unsuccessful attempt to get the NRC to upgrade reactor security." said Leventhal. "Our principal success came in 1994 when the NRC agreed to require nuclear plant operators to erect barriers and establish setback distances to protect against truck bomb attacks. But this reform came only after the lesson of the bombing of the World Trade Center the year before, and the NRC has refused our appeals to upgrade protection to defend against the much larger bombs used by terrorists since." Hirsch said that the horrendous attacks of September 11 have now made NRC foot dragging intolerable. "The new threat should now be evident to all, and the country can afford to wait no longer," Hirsch said. "The vulnerabilities at these plants can and must be closed, now. The American people have a right to know the dangers and to demand the prompt corrective actions that we propose to protect nuclear power plants from terrorist attacks and the unthinkable consequences that could follow".
© Environment News Service (ENS) 2001

Per tenere conto di quanto fin qui detto in merito ai problemi connessi con le attuali centrali nucleari convenzionali che, va detto chiaramente, sono assolutamente insicure e complicate da decommissionare, come da anni vanno dicendo a ragione associazioni ambientalistiche e partiti verdi di tutto il mondo, gli obiettivi di progetto inizialmente fissati dagli autori del presente articolo per il nuovo impianto SUSE-NPP (SUpersafe SElf-decommissionable Nuclear Power Plant) sono stati:

  • il confinamento assoluto dei materiali radioattivi eventualmente rilasciabili;
  • l'assoluta protezione dell'isola nucleare da qualunque tipo attacco terroristico (aereo, missili, intrusione), al punto da rendere addirittura non interessante l'obiettivo;
  • l'intrinseca decommissionabilità a costi irrilevanti a fine vita dell'impianto;
  • la certezza di smaltimento dei rifiuti radioattivi di medio-bassa attività;
  • lo stoccaggio in sicurezza del combustibile esaurito e dei rifiuti ad alta attività e lunga vita;
  • la minimizzazione della movimentazione sul territorio di materiali radioattivi.

Obiettivi sicuramente ambiziosi, ma necessari per rimuovere la contrarietà, completamente motivata e perfettamente condivisibile, di popolazioni e associazioni/partiti anzidetti, oltreché di numerosi governi nel mondo, al nucleare pacifico che vengono di colpo, ed interamente, risolti nel loro complesso dal nuovo progetto SUSE-NPP, depositato presso l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi con domanda RM 2006A000104 del 1.3.2006, ricorrendo alla protezione delle rocce nel sottosuolo (ANTIGNANO & D'OFFIZI, 2006a; ANTIGNANO & D'OFFIZI, 2006b; SACHAROV, 1990).
Anche in questo caso, in analogia a quanto detto per i depositi radioattivi, si possono utilizzare le barriere di contenimento geologiche in sostituzione delle strutture di contenimento che avvolgono il reattore ed il generatore di vapore dei moderni impianti PWR (Pressurized Water Reactor), quali ad esempio l'EPR della franco-tedesca Areva o l'AP1000 dell'americana Westinghouse Electric Company che siano. Per quanto all'EPR il contenimento delle barriere naturali viene anche offerto alla base del reattore.
In pratica ciò si ottiene semplicemente spostando le componenti radioattive ed i sistemi ausiliari e di controllo in caverne sotterranee appositamente realizzate tra i 200 e i 300 m al di sotto della superficie terrestre ed in rocce idonee a consentire gli scavi necessari a contenere eventuali fuoriuscite di materiale radioattivo ed a resistere a qualunque attacco terroristico.
Il tutto con considerevoli risparmi di costi.

  1. Vessel
  2. Generatore di vapore
  3. Pressurizzatore
  4. Pompe di raffreddamento del reattore
  5. Scudo interno in cemento pre-compresso
  6. Scudo di contenimento esterno in c/s rinforzato
  7. Area di contenimento del nucleo fuso
  8. Sala controllo
  9. Generatori diesel d'emergenza
  10. Sala turbine di generazione, alternatore, trasformatore e connessione alla rete.
Fig. 11	Schema di un attuale EPR
(European Pressurized Reactor) con l'isola nucleare (reattore e
edifici ausiliari e di controllo a sinistra e con turbina e stazione
elettrica a destra)
Scheme of a conventional EPR (European Pressurized Reactor) with the nuclear island (reactor and auxiliary building at left, turbine and electric station to the right)
Fig. 12 -	Aspetto di un impianto EPR
modificato spostando in sotterraneo il reattore e i sistemi ausiliari
e di controllo (l'aspetto può migliorare ulteriormente
spostando in sotterraneo anche le turbine e il generatore)
Look of an EPR nuclar power plant modified putting underground the reactor and the auxiliary and control systems (the look can be also better putting underground also the turbines and the electric generator)
Fig. 13 -	Schema semplificato del
progetto SUSE-NPP di impianto nucleare supersicuro e
auto-decommissionabile (se necessario, si possono spostare in
sotterraneo anche le turbine e il generatore)

Simplified scheme of the SUSE-NPP project of a supersafe and self-decommissionable nuclear power plant (if necessary can be put underground also the turbines and the electric generator)

Un'analisi comparativa, fatta partendo dal nuovo impianto nucleare franco-tedesco (EPR da 1.600 MWe) consente di affermare che non ci sono costi aggiuntivi rispetto ad un impianto classico interamente realizzato in superficie: il costo, infatti, degli scavi (caverna e discenderia), compresi i sistemi di movimentazione materiali e maestranze, si aggira intorno ai 150 milioni di euro ed è del tutto analogo, se non addirittura inferiore, a quello complessivamente necessario per:

  • la base del reattore, necessaria per contenere i materiali fusi da un'ipotetica fusione del nocciolo;
  • i due shelter di contenimento delle radiazioni (interno ed esterno), entrambi di 1,3 m di spessore;
  • i quattro edifici di sicurezza (safeguard buildings).

I compiti oggi affidati, infatti, a tale componenti in un EPR classico, verrebbero egregiamente, e con sicurezza enormemente superiore, affidati all'ammasso roccioso nel quale dovrebbero essere realizzati gli scavi destinati ad ospitare le parti radioattive dell'impianto e gli edifici di sicurezza
Se oltre a spostare in sotterraneo le componenti dette di un attuale impianto nucleare (idea già presentata negli anni ottanta ed oggetto di vari brevetti, sia tedeschi che statunitensi) si realizzano anche dei depositi di materiale radioattivo, come previsto dal progetto SUSE-NPP, i vantaggi diventano molteplici.
Oltre, infatti, a realizzare un impianto nucleare estremamente sicuro per quanto riguarda i rilasci di sostanze radioattive (dovuti a malfunzionamenti dell'impianto o alle conseguenze di attacchi terroristici), si possono superare i problemi connessi con la disponibilità di un deposito di materiali radioattivi e soprattutto si potrebbe auto-decommissionare l'impianto semplicemente sigillando l'entrata della caverna che ospita il reattore. Con vantaggi dal punto di vista economico notevoli non essendoci in tal modo più bisogno di eseguire il decommissioning di un impianto nucleare al termine della sua vita operativa.
A costi marginali, inoltre, è possibile realizzare caverne sotterranee utilizzabili, a seconda delle necessità e della situazione del Paese, come:

  • Deposito Temporaneo di Combustibile Irraggiato
  • Deposito Temporaneo di Rifiuti Radioattivi di Medio-Bassa intensità;
  • Deposito Definitivo di Rifiuti Radioattivi di Medio-Bassa intensità;
  • Deposito Definitivo di Rifiuti Radioattivi ad Alta attività (e/o lunga vita).

È interessante notare che il nuovo tipo di impianto, che non potrà che essere favorevolmente accolto da associazioni ambientaliste e partiti verdi, è quello in assoluto meno impattante sul territorio per il bassissimo tasso di occupazione del suolo in raffronto agli altri impianti di generazione come mostrato dalla tabella seguente.

Tipo di impianto


Area occupata (ettari)

SUSE-NPP

5

Gas (ciclo combinato)

12

Nucleare tradizionale

15

Carbone

30

Olio combustibile

20

Solare (fotovoltaico)

200

Solare (termico)

2.000

Eolico

12.500

Tab. 5 -	Area occupata dai vari tipi
di impianti per una potenza di 1000 MWe
Land use of various kind of power plant all of 1000 MWe

Interessante notare come la soluzione in sotterraneo offra un ulteriore vantaggio gratuito nel caso di aree sismiche in quanto, come noto, in profondità si ridurrebbero molto gli effetti strong motion connessi ai terremoti.
Resta solo un'ultima considerazione: ma esiste la tecnologia necessaria per realizzare ad alcune centinaia di metri al di sotto della superficie terrestre caverne delle dimensioni necessarie per ospitare i reattori nucleari in questione, gli edifici ausiliari ed eventualmente le turbine e il generatore?
La risposta è sì in considerazione di quanto fatto in Giappone per l'impianto di pompaggio da 1.600 MWe e capacità di scarico di 280 m3/s di Kazunogawa.
La centrale elettrica e le quattro pompe/turbine reversibili (pompaggio-generazione) da 400 MW ciascuna sono poste in una caverna a 500 m di profondità (Fig. 13).

Fig. 14 –	Impianto idroelettrico di
generazione/pompaggio di Kazunogawa in Giappone. La caverna che
ospita le turbine e il generatore è lunga 210 m, larga 34 m e
alta 54 m ed è stata realizzata a 500 m di profondità.
The generation/pumping hydroeletric power plant of Kazunogawa in Japan. The cavern hosting the turbine and the electric generator is 210 m long, 34 m large and 54 m high and it is been excavated at a depth of 500 mt.
Fig. 15	Argani di produzione 2x6,5 m
di diametro della GENREC Eng. (Murray &
Roberts) sudafricana all'opera nella miniera di Phalaborwa
Production wheel 2x6,5 of diameter of Southafrican firm GENREC Eng. (Murray & Roberts) working at the Phalaborwa deep mine

Per quanto riguarda il collegamento con le caverne profonde, da realizzare a seconda delle situazioni con una discenderia carrabile e/o con un pozzo di grande diametro, va segnalato che la tecnologia eventualmente necessaria è già perfettamente disponibile essendo stata oggetto di notevoli sviluppi in campo minerario dove si assiste ad opere grandiose quali quelle realizzate ad esempio nelle miniere sudafricane nelle quali si arriva ormai con grandi shaft a oltre 4000 metri di profondità da dove si possono tirare giornalmente in superficie quantità immense di minerale (fino a 10.000 t giorno come nella miniere d'oro di Freegold, nell'Orange State). Gli argani per la movimentazione delle persone e dei materiali estratti dalle miniere sudafricane sono commisurati alla bisogna (Fig. 14).

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Come abbiamo visto è urgente individuare una fonte di energia pulita, rinnovabile, sicura, economica e distribuita che consenta di soddisfare il crescente bisogno di energia della popolazione mondiale.
Le attuali fonti rinnovabili sono insufficienti per sostituire l'eccessivo uso di combustibili fossili che si fa in tutto il mondo e che, oltre a provocare effetti dannosi sull'ambiente (Global Warming), sta minacciando seriamente lo sviluppo delle economie mondiali e mettendo a rischio la pace fra le nazioni.
Purtroppo la sola fonte energetica effettivamente alternativa agli idrocarburi è il carbone e, se non si individuano fonti effettivamente alternative, sarà con ogni probabilità questa fonte inquinante quella destinata a sostituire progressivamente gli idrocarburi nel prossimo futuro.
Bisogna pertanto investire urgentemente in ricerca per estrarre la vera fonte di energia sicura, pulita, rinnovabile e diffusa del pianeta: il calore interno della terra.
Si può, peraltro, anche modificare radicalmente l'approccio fin qui seguito con il nucleare pacifico e farlo diventare accettabile ponendo in profondità il reattore con il risultato di renderlo sicuro e facilmente decommissionabile.

OPERE CITATE

- ANTIGNANO S. & D'OFFIZI S.
(2006a): Domanda di brevetto per invenzione industriale n.
RM2006A000104 “Impianto nucleare supersicuro e
autodecommissionabile (SUE-NPP: SUpersafe SElfdecommissionable
Nuclear Power Plant)
” presentata all'Ufficio Italiano
Brevetti e Marchi del Ministero delle Attività Produttive il
1.03.2006.
- ANTIGNANO S. & D'OFFIZI S. (2006b): Il ruolo della geologia per un nucleare sicuro.
Presentazione al Convegno dell'8 e 9 marzo 2006 “L'uso
pacifico dell'energia nucleare da Ginevra 1955 ad oggi: il caso
italiano” organizzato da Accademia dei XL, ENEA, INFN, Associazione
Galileo 2001 e AIN con il patrocinio dell'Accademia Nazionale dei
Lincei e del Ministero delle Attività Produttive.
- BALDI P., SCANDIFFIO G., CHLAMBUTAKIS M., GHINIS A., VROUSI F., FUNICIELLO R., PAROTTO M. & LOCARDI E. (1982): Summary of the geothermal reconnaissance
studies in Eastern Greece
. International
Conference on Geothermal Energy. 11-14 May – Florence (Italy).
- CRESCENTI V., D'OFFIZI S., MERLINO S. & SACCHI L. Editors (2004): Geology
Of Italy
– Special volume of the Italian Geological Society for
the IGC 32 Florence 2004, 223-232.
- D'OFFIZI S. (1986): Aspetti
geologici nei problemi di localizzazione, progettazione e costruzione
degli impianti di produzione di energia elettrica in Italia: una
breve casistica ragionata (Geological problems in siting, designing
and constructing power plants in Italy)
. Mem. Soc. Geol. It., 35,
495-506;
- D'OFFIZI S. (1988): Ricerca ed
esplorazione nell'area geotermica di Torre Alfina (Lazio-Umbria)
.
(Survey and exploitation in the geothermal area
of Torre Alfina)
. Boll. Soc. Geol. It., 107, 265-337;
- D'OFFIZI S. (2004): Geology can solve the main problem humanity has to face
with: how to access clean and renewable energy for all
. In
CRESCENTI V., D'OFFIZI S., MERLINO S. & SACCHI L. Editors
(2004) - Geology Of Italy – Special volume of the Italian
Geological Society for the IGC 32 Florence 2004, 223-232.
- D'OFFIZI S. (2002a): Brevetto per invenzione industriale n. 01311464 “Impianto geotermico per lo
sfruttamento di rocce calde secche a mezzo di tunnel sub-orizzontali
raccordati a gallerie di grande diametro
” rilasciata
dall'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero delle
Attività Produttive il 12.03.2002.
- D'OFFIZI S. (2002b): Domanda di brevetto per invenzione industriale n. RM2002A000521 “Impianto
geotermico DS:HDR per lo sfruttamento di rocce calde secche crostali
a mezzo di perforazioni partenti da gallerie sub-orizzontali
collegate alla superficie da un pozzo verticale di grande diametro

presentata all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero
delle Attività Produttive il 15.10.2002.
- D'OFFIZI S. (2006): Domanda di brevetto per invenzione industriale n. RM2006A000222 “Impianto
DG:MRE (Deep Geothermal: Mega Reservoirs Exploitation) per lo
sfruttamento di serbatoi geotermici profondi non altrimenti
raggiungibili con le attuali tecnologie di perforazione geotermica

presentata all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero
delle Attività Produttive il 20.04.2006.
- FINETTI R.I. (2006): “Basic regional crustal setting and superimposed local
pluton-intrusion-related tectonics in the Larderello-M. Amiata
geothermal province, from integrated CROP seismic data”
. Boll.
Soc. Geol. Geol. Italiana
- NUREG-0681: Environmental Assessment of Radiological Effluents from Data
Gathering and Maintenance Operation on Three Mile Island Unit 2

- RANALLI G., PELLEGRINI R., MUCCIARELLI M. & D'OFFIZI S. (1994): Thermal
and density anomalies of a slab during the initial stages of
subduction (Abstract)
. Int. Assoc. Seism. Phys. Earth's Inter.
XXVII Gen. Assembly, Wellington Abstracts vol., S8.21.
- Rogovin M. & Frampton G.T. (1980): Three Mile Island; A Report to the
Commissioners and to the Public
. NUREG/CR-1250, vols.
I-II, 1980
- SACHAROV A: (1990): Il diritto
alla verità
. SAPERE, pag. 34.
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